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L'ex-municipalizzata Asm di Brescia, oggi gruppo quotato in Borsa e, soprattutto dopo la recente e contestata fusione che dovrebbe concludersi entro fine anno con l'Aem di Milano, uno dei principali operatori nazionali nel settore delle utilities, continua da anni a elogiare e incensare i suoi mega inceneritori, chiamandoli termovalorizzatori, quasi un termine linguistico potesse cambiare il senso della realtà.
Estrapolando i dati ufficiali (sottolineo ufficiali, visto le querele che oggidì piovono ad ogni piè sospinto) dal “Quaderno di sintesi n.54 dell'Asm di Brescia”, già dal 2001 si conoscono a chiare cifre i dati riguardanti l'attività del locale bruciatore di rifiuti riferiti all'anno 2000.

Il bilancio è presto fatto, visto che sono state trattate 265.000 tonnellate di rifiuti, producendone di contro 58.000 di scorie, 3.000 di ceneri, 13.000 di polveri prima filtrate e poi portate all'estero, e dulcis in fundo 283.000 tonnellate di anidride carbonica (principale elemento concausa dei cosidetti gas serra), per un totale di 357.000 tonnellate di rifiuti.
Se la matematica, come insegnano sin dalle scuole inferiori, non è semplice opinione, il conto non torna, o meglio non torna per la collettività, in quanto l'output supera l'imput di ben 92.000 tonnellate.

“Impossibile, si tratta delle tue solite sparate” mi dice l'amico Mario; forse, ma se qualcuno leggendo la presente argomentazione, volesse correggerne eventuali scorrettezze, sarei il primo ad esserne felice. Ma non credo succederà...
Cercherò di seguito di spiegare ciò che è sotto gli occhi di tutti, celato dall'apparenza che quello che si brucia scompaia; nel modo il più esaustivo e chiaro, seppure stringato per logici motivi di spazio.

Innanzitutto alla base della termodinamica sta il presupposto fisico, elaborato sin dal 1700 da Lavosier che recita: “in natura, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.
Quindi i rifiuti bruciati non scompaiono nel nulla, semplicemente durante il processo di combustione e successivo raffreddamento, si trasformano chimicamente; rompendo i legami chimici originari generando reazioni che portano a molteplici nuovi composti di cui solo poche decine è possibile classificare, la maggior parte rimangono ad oggi del tutto sconosciuti (!).
Però tra le sostanze che ben si conoscono, visti gli attuali studi approfonditi in campo tossicologico, ci sono tra le altre diossina, piombo, mercurio, i cui effetti sulla salute non sono certo da sottovalutare, vista la loro altissima pericolosità per la salute umana.
Per quanto concerne poi la valutazione economica, la cosa diviene perlomeno bizzarra. Infatti per costruire un inceneritore, tra la realizzazione dell'opera in sé, lo smaltimento delle ceneri tossiche, la gestione e manutenzione, ed altre cosucce varie, l'investimento supererebbe di gran lunga l'utile. Dove sta il trucco?

Semplice, il ricavo di un inceneritore grava sulle spalle dei cittadini sotto forma dei famigerati contributi statali a fondo perduto, delle entrate che ogni comune convenzionato versa per il conferimento dei rifiuti, e dulcis in fundo dalla vendita di energia elettrica e calore.

Sempre riprendendo i dati ufficiali L’Asm di Brescia affermava di aver teleriscaldato 30.000 cittadini, e di aver prodotto 39MWh di energia elettrica. Male.
Si perché il calore profuso ha comportato l'utilizzo di metano sufficiente a riscaldare circa 20.000 famiglie, per non parlare dell'energia venduta, il cui costo dal 1999 è aumentato a dismisura e probabilmente continuerà a salire dopo la “liberalizzazione” del mercato, che in realtà più che libera concorrenza rischia di creare un regime di oligopolio con tutte le conseguenze del caso.

Oggi l’impianto di Brescia brucia almeno 3 volte più rifiuti che nel 2000...; per fortuna la terza linea dell'inceneritore è stata sanzionata dalla Ue, per la mancanza della Valutazione d'Impatto ambientale (!) oltre che, fatto ancor più grave nella nostra sempre più fragile democrazia, perché il ministero non ha permesso l'espressione di osservazioni da parte della società civile prima dell'autorizzazione.
Per finire, mi sia sonsentito di riassumere la logica dei cosiddetti termo utilizzatori con una battuta, sia pur datata, ma che sembra calzi a puntino: “più si brucia, più si guadagna”, alla faccia della tanto raccomandata raccolta differenziata.

Davide Ferrari - Brescia

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Risposte a questa discussione

Proprio così Davive, l'unica cosa che spinge a bruciare è il profitto e non certo una corretta politica di gestione dei rifiuti.
Mi piacerebbe sapere quanti bresciani si sono mai fermati a pensare che pagano i servizi A2A per ben 3 volte, 4 se usufruiscono anche del teleriscaldamento.
1= A2A gestisce lo maltimento rifiuti e quini il cittadino deve pagare questo servizio. 2 = I rifiuti del cittadino diventano però combustibile per l'inceneritore che incassa i contributi CIP 6 dallo stato che "incomprensibilmente" cataloga i rifiuti una fonte di energia rinnovabile, i CIP 6 provengono dalle tasse dei cittadini.
3 = I cittadini acquisano energia elettrica da A2A che in parte la produce anche con l'inceneritore
4 = Il teleriscaldamento arriva nelle case dei cittadini che pagano ancora e sempre A2A
Se ci fermiamo poi a pensare a cosa brucia l'inceneritore c'è da restare veramente allucinati quando proprio nel Rapporto dell'Osservatorio sul funzionamento dell'inceneritore 2006/2007 si legge a pagina 5 che i rifiuti bruciati sono in media così composti:
34% carta e cartone
20% materie plastiche
37% materiale organico, tessile, legno
9% inerti, metalli, vetro. etc..

Ma perchè dobbiamo bruciare della carta, materie plastiche o legno e soprattutto che senso ha bruciare del materiale organico che notoriamente NON BRUCIA se non addizionato ad altro mentre potremmo trasformarlo facilmente in compost??

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