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l'informAzione a Brescia e in Provincia.

copio e incollo un report dell'osservtorio di pavia sull'informazione :


Oggi i telegiornali Rai sono "invasi" dalla politica: la "bocciatura" arriva dalla ricerca "Politica e giornalismo nei telegiornali Rai" condotta dall'Osservatorio di Pavia. Di recente, per esempio, al Tg1 il principale evento-notizia è stato rappresentato dalle reazioni al "gestaccio" di Bossi (il dito medio mostrato, ndr) con ben 443 secondi dedicati, mentre nello stesso periodo la BBC alle elezioni in Scozia e alle reazioni alla sconfitta dei laburisti ha dato una copertura di 296 secondi, e in Francia l'adozione della riforma costituzionale ha avuto su France 2 una copertura di 377 secondi; in Germania lo scandalo dell'agenzia statale KFW con audizione del governo in Parlamento è stata coperta dall'Ard per 237 secondi, mentre l'incontro in Spagna tra Zapatero e il suo avversario Rajoy è stato "coperto" con 257 secondi.

E' finito da un bel po' il tempo dei vari Vittorio Orefice, o Ruggero Orlando o Gianni Pasquarelli, che riassumevano in sé la giornata politica italiana. Oggi i telegiornali Rai sono invasi da dichiarazioni, commenti, botta e risposta a ripetizione e di chicchessia, dal leader del partito all'ultimo dei peones in Parlamento o fuori dalle Camere, repliche dell'uno al'altro, e poi controrepliche e via dicendo. Tutto si abbatte su chi segue i tg Rai.
Risultato finale: un terzo del notiziario del Tg1, del Tg2 o del Tg3 è assorbito dalla politica nelle sue diverse facce.
In Europa il valore scende a un sesto e con un andamento congiunturale, con variazioni notevoli da giornata in giornata e addirittura arrivando anche a zero notizie di politica. Quanto ai protagonisti della politica nel resoconto giornalistico, in Europa non esiste la cronaca parlamentare costituita da resoconti in esterna davanti a Montecitorio, né interventi direttamente dalle Camere, né tantomeno interviste e dichiarazioni nel Transatlantico. E poi in Europa sono presenti in video solo i leader politici di partito o di governo, i portavoce invece no e neppure tutto il resto, e Parlamento e governo vengono descritti quasi del tutto nelle loro funzioni deliberativa ed esecutiva.

La ricerca dell'Osservatorio di Pavia ha preso in esame un arco di tempo ampio: dal 1967 al 2007, e 231 delle 266 edizioni di telegiornali in onda. E' seguito il confronto con i tg europei (BBC 1, France 2, la tedesca Ard, la spagnola Tve).
In particolare, per i tg italiani sono state prese in esame due settimane (in marzo e in novembre) per ogni decennio dal 1967 al 1987 e poi per ogni quinquennio dal 1992 al 2007. I risultati evidenziano come i telegiornali degli anni Sessanta manifestino in prevalenza "una finalità pedagogico-esplicativa come base del resoconto giornalistico, orientata a descrivere azioni dei soggetti politici tramite notizie scarsamente controversiali, conchiuse e separate tra di loro".
Saranno pure stati argomenti trattati in maniera a volte anche prolissa e con un'esposizione dal ritmo lento, però il giornalista racconta la giornata politica in prima persona, tentando di spiegarla a un pubblico che trova nel tg l'agenda principale dei fatti del giorno.

Poi dagli anni '90 ecco il cambiamento massiccio della logica che caratterizza la finalità informativa prevalente nei tg. La concorrenza privata e l'esigenza di soddisfare il target di riferimento - dice la ricerca -, insieme al concomitante mutamento delle forme di comunicazione nel giornalismo televisivo e nella stessa politica, "provocano in primo luogo una radicale dinamizzazione del telegiornale. L'esposizione diventa più semplice, il linguaggio più facile e il ritmo più incalzante. Ma soprattutto la mediazione giornalistica ricorre sempre più alla riproduzione diretta della voce del politico, per lo più impegnato a fare dichiarazioni e a esternare".
Accade così che se nel 1967 le azioni-decisioni, cioè gli eventi relativi all'attività delle istituzioni e dei soggetti politici nello svolgimento delle loro funzioni (leggi, decreti, regolamenti, riunioni di segreterie, direzioni, ecc.), assorbivano il 94 per cento dello spazio dedicato alla politica, lasciando solo il 6 per cento alle esternazioni, con il passare degli anni si è arrivati ad avere appena il 24 per cento dedicato alle azioni e il 76 alle esternazioni, con un linguaggio oggi facile per l'89 per cento, mentre nel 1967 lo era per appena il 7 per cento.

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Risposte a questa discussione

Interessante e perfetta analisi dei nostri TG....mi chiedo ormai a cosa servano, chiamiamoli "tribuna politica"!

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chiamiamoli... passerella per i politici.. ma avete mai provato ad ascoltare cosa dicono? frasi insulse il 90% delle volte di attacco all'altra parte politica.
La tecnica è sempre la stessa dare la notizia parlando delle polemiche intorno ma senza spiegare cos'è successo, ci fate caso che quando c'è uno sciopero tutti parlano di chi c'era o perchè tal e tal non partecipano? ma qualcuno ha mai chiesto ai manifestanti perchè scioperano? e così per tutte le notizie.. siamo in regime e non lo dico io. Ricordo a tutti questo fantastico sito di ragazzi che traducono gli articoli dall'estero sull'italia http://italiadallestero.info/

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Ciao, secondo me il problema è che i giornalisti hanno smesso di spiegare i fatti, riportano ciò che trovano, senza uno spirito selettivo, che pure serve in questa professione, senza una volontà di far capire. Immaginiamo un esperto di vini che mette in vendita le sue bottiglie senza averle prima assaggiate. Come fa a consigliare bene, a spiegare il sapore di quel vino? Riporta tale e quale ciò che è scritto sull'etichetta. Ora pensiamo a quell'accozzaglia di dichiarazioni che vanno in onda ogni giorno sulla Rai: quando mai un giornalista si permette di commentare criticamente, di verificare le notizie, di mostrare l'altra faccia dell'apparenza? Mai. O quasi. Come un enologo che vende vino scadente.
In Inghilterra i giornalisti erano chiamati CANI DA GUARDIA. In Italia è tanto definirli chiwawa...

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