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di Paolo Faustini della redazione di altraBrescia.


Ebbene sì. Oggi vi parliamo di produttori di arachidi.

Lo sapevate che dal 1949 negli Stati Uniti il mercato delle arachidi è altamente regolamentato? Cosa vuol dire? Ciò significa che non può esserci più di un determinato numero di produttori di arachidi, che quei pochi che ci sono godono di resistenti barriere d'ingresso nel mercato in cui operano quali restrizioni sulle informazioni e agevolazioni in termini di sostegno dei prezzi, create per scoraggiare potenziali nuovi concorrenti.

"Dov'è il problema?" vi starete chiedendo. Forse che il prezzo delle arachidi negli Stati Uniti è più alto di ben 50 punti percentuali rispetto al prezzo mondiale. Negli anni la misura intrapresa dall'amministrazione statunitense ha fruttato ad ognuno dei produttori di arachidi 11.000 dollari all'anno mentre i consumatori hanno dovuto subire un costo aggiuntivo di 1,23 dollari all'anno.

Con un solo dollaro e 23 centesimi prelevato dalle tasche dei cittadini, che forse non se ne sono nemmeno accorti, l'amministrazione è riuscita a far guadagnare 11.000 dollari ad ogni produttore.

Stigler, premio nobel per l'economia, apprezzerebbe molto questa storiella che vi abbiamo appena raccontato. L'economista infatti in molti suoi lavori spiega perchè alcuni gruppi di interesse sono in grado di usare lo Stato per perseguire i propri fini, anche se ciò danneggia il resto della società.

Il problema è comune nel processo politico tipico delle democrazie che conosciamo:
Mentre nelle decisioni di consumo il cittadino "vota" con il suo portafoglio, decidendo, per esempio, se viaggiare in treno o in aereo, che lavoro fare, dove investire il proprio denaro, nel processo decisionale che caratterizza il sistema politico entrano in gioco meccanismi ben diversi.

L'autorità pubblica deve prendere decisioni che devono essere sostenute da tutti (alla decisione sul mezzo di trasporto da privilegiare devono prendere parte tutti, viaggiatori e non viaggiatori). Sostanzialmente le decisioni democratiche devono coinvolgere tutti, non solamente gli interessati ad un determinato problema, e capiamo bene che un processo decisionale del genere è molto oneroso. In generale, però la logica della decisione politca non incentiva l'acquisizione di informazioni: se io uso il servizio pubblico A e non il B, sarò poco interessato ai provvedimenti che riguardano il B.

Per risolvere questo problema di decisione comune, gli elettori nei nostri sistemi democratici nominano dei rappresentanti che sono organizzati tipicamente in partiti e che dovrebbero avere come obiettivo la soddisfazione dei desideri degli elettori in cambio di voti e sostegni poltici come finanziamenti e altri compensi.

A questo punto però tra cittadini e rappresentanti iniziano a frapporsi le industrie. Un politico non può permettersi di ignorare gli interessi delle principali industrie del suo paese perchè è portato, nel dover prendere decisioni per tutti, ad individuare una coalizione di elettori con interessi chiari, forti (e figuriamoci se non lo sono quando c'è di mezzo il solo perseguimento del profitto), durevoli e che vadano possibilmente in una direzione sola. Non può sperare - spiega il premio nobel - di rimanere in carica con il sostegno di gruppi eterogenei, non organizzati ed estemporanei.
A complicare ulteriormente e forse irremidiabilmente le cose entrano in gioco le cosiddette lobbies, molto note negli USA ma che anche nel nostro paese sono molto attive sicuramente con meno trasparenza. Questi gruppi di aziende cercano di influenzare la politica individuando il partito giusto e offrendo a questo il loro sostegno in termini di voti, finanziamenti, fund raising, educazione fino a promesse di occupazione per i membri del partito una volta che l'impegno politico sarà arrivato al culmine.

Così il sistema politico premia i gruppi sociali con gli interessi più forti, quelli dai quali potrà ottenere maggiori benefici. Tutto ciò indipendentemente dalla dimensione di questi gruppi. Anzi più piccoli sono, meglio è. Stigler spiega infatti che i costi legati al tentativo di influenzare le decisioni politiche crescono al crescere delle dimensioni del gruppo. Infatti un gruppo molto grande ha costi organizzativi decisamente più alti e si presta facilmente allo scontro tra interessi diversi.
Più benefici personali, più facilità nel prendere decisioni? Il nostro buon politico capisce ben presto chi avvantaggiare. Questo spiega perchè misure di regolamentazione adottate dallo Stato nella storiella delle arachidi vadano a far guadagnare i produttori. Sono più piccoli, quindi il beneficio pro capite che il politico con una sua decisione può dare loro è molto alto. Dall'altra parte l'opposizione, costituita dai consumatori, è disorganizzata e di grande dimensioni, quindi il danno pro-capite che può subire è piccolo e l'incentivo ad impegnarsi perchè il politico l'ascolti sarà debole.

Il risultato è che misure di regolamentazione, di sorveglianza, che per loro natura dovrebbero tutelare l'interesse comune, il bene comune, vanno invece a rimpinguare il portafoglio di pochi. Un fenomeno estesissimo purtroppo in tutte le democrazie che Stigler e altri economisti della scuola di Chicago chiamano la "cattura del regolamentatore".

Per chi volesse approfondire segnalo l'articolo più famoso in cui Stigler parla di cattura del regolamentatore:
"The theory of economic regulation" di George J. Stigler (The University of Chicago).

[Immagine in Creative Commons 2.5 by nessuno di no-luogo.it]

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